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Spesso è facile trovare sulla stampa nazionale e internazionale articoli sui cani guida. Ne riportiamo qui solo alcuni, come esempi di quanto i cani guida possano essere utili e meravigliosi.

"Akita mi ha fatto rinascere"

La Nuova Sardegna

"Akita mi ha fatto rinascere".
La storia di Ica e del suo cane-guida per ciechi.
Ha perso la vista a 40 anni: era insegnante, le piaceva tanto leggere, studiare...

NUORO. Ogni giorno una guida viva e sensibile accompagna il non vedente, lo protegge e lo conforta con la sua presenza attenta e fedele. Ogni giorno per le strade italiane centinaia di "amici dell'uomo" vigilano con competenza, frutto di un training globale, offrendo "due occhi a chi non vede". Il servizio cani guida è gestito in Italia dai due centri specializzati di Scandicci, dell'Unione italiana ciechi e Limbiate, nato nel 1959 dalla generosità dei Lions.
Akita proviene da Limbiate ed è a Nuoro da 4 anni. Con il suo calore e la puntuale dedizione, è riuscita a vincere la naturale diffidenza della compagna su cui deve vigilare.
Ica, un'insegnante, soffre di una malattia genetica che lentamente le ha cambiato la vita. Alla fine degli anni Ottanta (aveva 40 anni) ha cominciato ad avere una drastica riduzione della vista, ma lei ha continuato a insegnare con caparbietà, usando come supporto gli audiovisivi.
"Avevo - ha spiegato Ica - un bagaglio di esperienza e di entusiasmo che non volevo perdere".
Ma poi ha dovuto cedere. Ica aveva potuto elaborare il cambiamento "ma - ha riconosciuto - non sei preparata ad affrontare la nuova vita senza vedere quel che fa. Ci sono ostacoli oggettivi che si frappongono fra te e gli altri. Io che ero una grafomane ed ero vissuta di cultura e di letture ho avuto e ho difficoltà ad accettare questo limite".
Adesso si sta dotando di strumenti per superare il disagio (conoscenza del metodo braille, computer, audiolibri) e ha deciso di avere più cura di sé stessa (i suoi tempi si sono ormai dilatati) anche se, ha spiegato, "la mancanza della vista ti mette davanti al bisogno degli altri, ogni piccolo gesto della giornata diventa un problema, una ricerca di aiuto".
Ica ha sviluppato intanto gli altri sensi e diverse abilità, come elemento di compensazione. E ha una memoria selettiva, perché la molla è "spostare continuamente in avanti il limite, quasi una sfida. Ed è sempre in agguato la paura di non farcela. Spesso arrivi a un bivio: ti arrendi o ti dai una mossa".
Si tratta di un lavoro non facile e continuo, la forza le viene dalla sua tenacia, dalla curiosità intellettuale sempre viva, dallo stimolo della famiglia e degli affetti. Dopo un tentativo di utilizzo del bastone "non ho trovato in Sardegna corsi adeguati per usarlo con una certa tecnica per percepire gli ostacoli", ha pensato a un cane guida addestrato come aiuto per la sua autonomia, malgrado una naturale resistenza verso gli animali.
"Il cane - ha precisato - ti da quel senso di protezione e di presenza vitale che il bastone non può avere. Ma era un rapporto da costruire reciprocamente perché non avevo né dimestichezza né fiducia".
Akita è dinamica, irruente, anche per lei non è stato semplice. Veniva da un addestramento di 6 mesi ed è vissuta un anno nel centro di Limbiate.
"Adesso non solo non mi fa paura - ha sostenuto l'insegnante - ma sento che mi aiuta, mi protegge ed è ormai una parte di me. Ho imparato a conoscere anche le sue furbizie". Akita è stata sterilizzata come tutti i cani guida e fra breve dovrà essere rettificata, nel centro di provenienza, con un aggiornamento specifico come cane da servizio.
"Oggi - ha concluso Ica pensando in positivo alla sua esperienza - posso uscire da casa con sicurezza per fare le mie cose, passeggiare e muovermi in totale autonomia. E' bellissimo. Akita è un cane che ti trasmette ottimismo, è fiera, sicura di sè, responsabile e manifesta la pienezza del vivere".
Lina Coronas

Devo la vita alla mia Zeudi

La Nazione

UMBERTIDE - La macchina sopraggiunge veloce. Troppo per frenare ed evitare quell'uomo cieco che, lentamente sulle strisce, guidato da un cane sta attraversando via Ranieri. L'automobilista non inchioda, anzi accelera, tentando nello stesso tempo, con una manovra folle di evitare l'uomo. Ma non ci riesce. Questione di attimi. Il cane avverte il pericolo che corre il suo padrone: si alza sulle zampe posteriori e con quelle anteriori ed il muso gli assesta una spinta.
Il non vedente rotola sul marciapiede, salvo, mentre il cane subisce l'urto della macchina. Per fortuna di striscio, riportando solo poche e non gravi ferite. Massimo Valdambrini, professore umbertidese in pensione, rimasto cieco a causa di una grave malattia degenerativa agli occhi, deve la vita a Zeudi, il suo cane guida, una stupenda femmina di pastore tedesco. Glie la deve due volte: una, quella vita scampata alle ruote di un pazzo e l'altra, quella che dura 24 ore al giorno, quotidiana, dura, sempre uguale nei suoi ritmi ed ostacoli, fatta di tante dificoltà che per i "normovedenti", come li chiama Massimo, sono impensabili. Accanto a lui in questo mescolarsi quotidiano di dolore e di forza, la dolcissima moglie Marta, i due figli Giovanni e Fabio e il cane Zeudi. La sua luce. E non sembri una parola abusata. Quel cane è per Massimo un fascio di luce nel buio piu' fitto. I suoi occhi sono quelli di Zeudi. Quando parla del suo cane non li puoi veder brillare quegli occhi, un tempo vigili e attenti di professore amato e stimato, ma puoi percepire le sfumature della voce, l'addolcirsi del tono, ora delicato, ora orgoglioso, sempre grato. Zeudi, femmina di pastore tedesco ha nove anni. Dal 1995 è la guida del professor Valdambrini. Addestrata nel centro di addestramento di Limbiate, in provincia di Milano, spicca subito per le sue doti di intelligenza, docilità disponibilità, altruismo. Come un uomo, insomma, forse meglio di un uomo. Guai a chiamarla "bestia", il professore non vuole: "le vere bestie sono gli uomini" dice. Arriva in casa Valdambrini il 20 luglio 1995, una data storica per la famiglia. All'inizio, a causa dell'addestramento duro e meticoloso, è come un robot; poi le coccole e le delizie che Marta le cucina ne sciolgono il temperamento e diventa ciò che è oggi. Un fenomeno. Massimo esce di casa per il suo consueto giro e le dice: "Peppe". E lei sceglie da sola, tra gli otto percorsi che conosce a memoria, il n.2, via Garibaldi, e porta il suo padrone davanti al negozio di "Peppe", il tabaccaio. "Se devo attraversare la strada con una persona - dice Massimo - sono nervoso, ho paura. Con lei no.
Non si distrae mai". Zeudi vive per Massimo e lui vive attraverso Zeudi. Sono lontani i giorni di solitudine tappato in casa. Lei arriva e se lo vede triste gli da un colpo con il naso: "usciamo Massimo" gli "dice" in quel modo, "i miei occhi sono i tuoi".
Paolo Ippoliti

"Vedo grazie al mio cane"

La Nazione.

PISTOIA - Jessica, 21 anni, frequenta il secondo anno di storia antica all'università di Firenze, ed è non vedente. Durante l'anno accademico non è difficile incontrarla alla stazione di Pistoia insieme alla sua Ambra, splendido esemplare di golden retriver di 4 anni che proviene dalla scuola cani guida per ciechi di Scandicci e che l'accompagna ormai da due anni. "La mia vita è cambiata proprio grazie ad Ambra - spiega Jessica -. Prima di averla mi trovavo molto male. Avevo cominciato a esercitarmi a camminare col bastone, ma un giorno ho rischiato di finire sotto un'auto che non aveva rispettato lo stop, e mi son presa una gran paura". Poi l'incontro con Ambra. "Da allora non è più successo nulla. Lei vede per me, mi dà sicurezza e se si accorge che qualche auto si avvicina pericolosamente, non si muove. E' eccezionale".
Grazie ad Ambra, Jessica è diventata più autonoma e sei giorni la setimana prende il treno per andare all'università. Lei indica la direzione e Ambra fa il resto, accompagnandola nelle quattro sedi in cui si tengono le lezioni. Problemi? "Qualche volta, in alcuni locali dove mi fermo a mangiare. Per legge avrei diritto di farlo ovunque, ma qualche gestore non capisce e non gradisce, così cancello quel posto dalla lista dei locali che frequento".
Ambra le dà quell'autonomia che prima aveva soltanto in parte. Adesso può uscire con gli amici e camminare conversando, senza che loro si sentano obbligati ad aiutarla.

Un ministro cieco sogna il trono di Blair

La Stampa

E´ DAVID BLUNKETT LA NUOVA STELLA DEL LABOUR.
Un ministro cieco sogna il trono di Blair. Responsabile degli Interni, è un lavoratore accanito che è riuscito a superare la menomazione fino a fare della vela il suo hobby. Inflessibile, ha stupito tutti dando il via alla liberalizzazione della cannabis.

Per anni è stato celebre soprattutto per il cane che entra con lui ai Comuni e che, durante le lunghe sedute notturne, sta accucciato per ore ai suoi piedi, nella prima fila riservata ai membri del governo. David Blunkett, ministro per l´Educazione nel primo governo Blair e degli Interni dopo la vittoria elettorale dell´anno scorso, ha lavorato per anni come una paziente formichina: dapprima cercando di rimettere ordine, con qualche successo, nel disastrato panorama scolastico inglese; e poi affrontando, nel suo attuale incarico, i problemi della criminalità, della droga, del terrorismo, dell´immigrazione, tutti temi di primo piano che lo mettono costantemente sotto i riflettori. La sua immagine è cresciuta. Con il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown è l´unico a cui il primo ministro conceda una voce autonoma; e con Brown emerge, all´improvviso, come possibile successore di Blair, se e quando - elettorato permettendo - il signore di Downing Street terrà fede a una delle sue promesse elettorali, quella di non restare incollato all´infinito alla poltrona del potere. Quello che appare straordinario, nell´inattesa ascesa di Blunkett, è che ci sia riuscito pur essendo cieco. Il labrador nero che porta con sé ai Comuni è un cane-guida.
Quella menomazione non lo ha frenato; anzi. Gli permette a ragion veduta di predicare disciplina, rigore e autosufficienza, lui che per tutta la vita si è battuto per negare i propri limiti e avere un´esistenza il più normale possibile. Tanto basta a fare di questa nuova stella del Labour una figura abbastanza controcorrente nel panorama dell´assistenzialismo di Stato che è storicamente retaggio del suo partito; a dare al governo Blair, nella lotta a problemi come l´immigrazione che vanno oltre i confini nazionali, una credibilità che i governi di centro-destra sarebbero piuttosto inclini a negargli. "Tollerare la mediocrità e scusare il fallimento è inaccettabile, in quanto non fa che trasmettere i difetti di una generazione a quella successiva, allargando il solco fra ricchi e poveri e quello tra chi ha successo e chi fallisce". Blunkett ha 55 anni: 4 più di Brown e 6 più di Blair. Ma il suo - barba macchiata di bianco, labbra quasi sempre atteggiate al sorriso, occhi inevitabilmente puntati verso il nulla - è un volto senza età. I suoi interventi puntuali e pungenti, le dita che corrono veloci sui documenti in braille che gli prepara il computer dei Comuni, la disponibilità a esprimere nell´Inghilterra permissiva d´oggi concetti morali d´altri tempi danno un senso di sicurezza che illumina la sua immagine politica. Così nessuno sembra avere la forza di censurarlo quando decide - come ha fatto nei giorni scorsi - un inatteso voltafaccia permissivo in tema di cannabis. E´ diventato uno strumento di punta nel gabinetto Blair. E non sorprende che si parli di lui in chiave di successione. Eppure la sua cecità pareva averlo condannato: fin dai primi anni era finito, nella sua Sheffield, in una scuola speciale; e dopo la morte del padre - un tragico incidente sul lavoro, lui aveva appena dodici anni e la famiglia cadde nella miseria più totale, da "pane e acqua" - fu mandato a un corso per accordatori di pianoforte, una delle poche occupazioni che si ritenessero allora adatte ai ciechi. Lui non stette al gioco. Oggi è capace di scherzare di quel suo grave problema ("La sera, a letto, posso leggere senza accendere la luce"), ma allora fu una battaglia quella con cui, lavorando di giorno e frequentando corsi serali, riuscì a coronare il suo sogno: iscriversi all´università di Sheffield, dove si sarebbe laureato a pieni voti in teoria politica. Iscritto al Labour dall´età di 16 anni, a 22 anni era già assessore a Sheffield, a 33 presidente del consiglio comunale, a 40 deputato e poi ministro della Sanità e successivamente dell´Educazione nel governo-ombra laburista lungo gli anni della Thatcher e di Major. Ci terrebbe davvero a diventare primo ministro, quando Blair decidesse di passare le consegne? A parole dice di no. "Ho visto da vicino il lavoro del primo ministro ed è orrendamente faticoso, sul piano personale e professionale. Comunque io non sarei in grado di vincere un´elezione". Può darsi, ma non è per nulla timoroso di affrontare il pubblico. Ha già scritto un´autobiografia e un libro con un titolo - "Politica e progresso" - da politicante con ampie mire, ha un sito web in cui si presenta senza alcuna timidezza ("L´opportunità di comprendere le idee e le esperienze che hanno foggiato i miei valori e la mia filosofia"), professa pubblicamente la necessità di una "spontaneità" che manca alle nuove generazioni di politici britannici tutti uguali, plasmati dai grandi partiti. Piace, agli inglesi, che ci sia uno capace di dare corpo a quella "spontaneità", di parlare uscendo dalle formule rituali approvate da Blair e sancite dagli "spin doctors" del New Labour. Uno che, sebbene cieco, indichi la navigazione a vela come il suo hobby preferito: un coraggio che, trasferito alla gestione della cosa pubblica, è servito. Un labrador nero a Downing Street?



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