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Seconda puntata: Nasce il sistema Braille

Il metodo messo a punto da Barbier non era stato pensato per la lettura tattile dei ciechi, ma per la decifrazione al buio di messaggi militari. Esso tuttavia trovò efficace, sebbene sporadica applicazione tra un ristretto numero di ciechi dell'istituto di Parigi. Tra questi, Louis Braille.
Divenuto cieco all'età di tre anni per via di un incidente nella bottega artigiana del padre, il piccolo Louis, che viveva a Coupvray, un paesino non distante da Parigi, frequentò la scuola normale per qualche anno. Con l'aiuto del padre che gli intagliava sul legno le lettere dell'alfabeto e della sorella che lo assisteva nella lettura e nella scrittura, fino all'età di dieci anni, Louis visse nella casa paterna, ma dopo venne accolto come allievo presso l'antichissimo istituto dei ciechi di Parigi dove rimase, studente prima e insegnante poi, praticamente fino alla morte avvenuta nel 1852.
Quando Barbier introdusse il proprio metodo tra gli ospiti dell'istituto, Louis Braille, ancora giovanissimo, si rivelò tra gli allievi più abili e ed efficienti.
Dalla diretta esperienza di un utilizzatore assiduo e intelligente, emerse il limite maggiore del metodo di Barbier: la scarsa duttilità tattile dovuta a una percezione difficoltosa, a causa delle dimensioni dei singoli segni. Colonne di sei punti infatti, si coglievano a fatica nell'esplorazione tattile del polpastrello del dito indice, rallentando così il processo di identificazione e l'intero fluire della lettura.
Louis Braille pose rimedio a tale inconveniente mediante la riduzione della matrice di ciascun segno che passò da due colonne di sei punti, a due colonne di tre punti, dando origine al sistema così come oggi noi lo conosciamo. Egli Usò i quattro punti della parte superiore per rappresentare le prime dieci lettere dell'alfabeto francese e si servì metodicamente dei due punti della parte inferiore per rappresentare le lettere dall'undicesima alla ventesima, con l'aggiunta del punto "tre" e dalla ventunesima alla ventiseiesima, con l'aggiunta dei punti "tre e sei". Con i 63 segni a disposizione, egli procedette anche alla codifica dei numeri, della punteggiatura e della musica, regalando finalmente a tutti i ciechi del mondo un vero sistema per scrivere e per leggere.
Possiamo dunque affermare che il sistema inventato da Louis Braille, lungi dall'essere un prodigio di congiunzioni astrali o un prodotto di magniloquenti dottrine filosofiche e scientifiche, fonda invece la propria efficacia nella semplicità, che è espressione di genialità e nell'esperienza, che è fattore di conoscenza.
Tutto facile dunque? Ovazioni e trionfi per il nostro inventore?
Niente affatto! Come vedremo prossimamente.



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