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Terza puntata: Primi passi con il braille

Louis Braille dunque pubblica il  suo “metodo” sistematico nel 1829, ricevendo subito una favorevole accoglienza da parte degli allievi dell’istituto di Parigi che cominciano a praticare il nuovo sistema.
Il prof. Pignier, direttore del tempo, accolse con entusiasmo il nuovo metodo e incoraggiò Louis Braille in ogni modo, nominandolo perfino insegnante nell’Istituto. Furono realizzate le tavolette per la scrittura che Louis Braille aveva progettato correggendo gli originali strumenti ideati da Barbier e si cominciò a leggere e scrivere in braille con ottimi risultati per gli allievi.
Grazie al nuovo metodo, Louis Braille in persona e una cinquantina di altri frequentatori dell’Istituto studiarono musica fino a diventare organisti professionisti e trovare impiego in molte chiese di Parigi e dintorni, nonostante la diffidenza palesata dagli insegnanti e dagli educatori vedenti che tuttavia era tenuta sotto controllo dal direttore Pignier. Quando egli però venne sostituito da Dufau, il quale avversava l’uso del braille, la situazione mutò radicalmente e il sistema di Louis Braille venne additato come strumento di segregazione e perfino come elemento di disturbo dell’attenzione in classe, per via del ticchettìo del punzone, in fase di scrittura.
Dufau sostituì il braille con il sistema messo a punto da John Alston presso il ricovero per ciechi di Glasgow, una sorta di alfabeto normale molto semplificato e riprodotto in rilievo e diede ordine di eliminare sistematicamente le tavolette di scrittura e i pochi testi disponibili, tra i quali una “storia della Francia” in tre volumi che risulta essere il primo vero libro riprodotto in braille.
Gli studenti tuttavia resistettero a tanta furia distruttiva e continuarono a praticare il metodo braille, servendosi di ogni sorta di utensile: coltellini, forchette, spilloni, ecc…. I più anziani insegnavano ai più giovani e l’alfabeto di Louis Braille continuò a esistere nonostante la sorveglianza, le punizioni corporali e le vessazioni d’ogni genere che si abbattevano sugli allievi ribelli.
Fu un giovane assistente di Dufau, Joseph Gaudet, ammirato dalla resistenza dei ciechi ospiti dell’Istituto e favorevolmente impressionato dal metodo braille, cominciò egli stesso a praticarlo e insegnarlo, convincendo infine il direttore dell’opportunità di incoraggiare piuttosto che ostacolare. Con lusinghe e adulazioni egli riuscì a persuadere Dufau a farsi difensore e promotore del metodo braille, allettandolo con la prospettiva di una pubblica notorietà, ove l’istituto da lui diretto fosse risultato fucina di invenzioni e innovazioni che potevano avere eco in tutta la Francia e forse nel mondo intero.
Così, grazie alla vanità sapientemente stuzzicata di un miserabile personaggio chiamato a un posto troppo elevato per la sua intelligenza, il metodo braille potè superare il primo e forse il più grave ostacolo alla propria diffusione. Di opposizioni ve ne furon altre e consistenti, come vedremo in seguito, ma intanto la battaglia per l’esistenza era vinta, grazie alla sagacia di un giovane maestro cieco e alla resistenza degli allievi ciechi dell’istituto di Parigi.



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