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Caro Louis Braille,
due celebrazioni, una appena conclusa, l'altra ancora in corso, dovrebbero, lo speriamo, risvegliare anche in noi non vedenti il desiderio di approfondire, attraverso una conoscenza più puntuale, i problemi legati alla disabilità e di conoscere le persone come te che hanno inciso profondamente sulla storia dei ciechi.
Gli eventi sono: l'anno europeo della disabilità e il centocinquantesimo anniversario della tua morte che si è concluso lo scorso anno.
Le fonti per acquisire tali conoscenze non mancano anche in Italia; si possono trovare negli articoli pubblicati dalla stampa associativa U.I.C. e dai libri editi dalla biblioteca di Monza, senza dimenticare i siti internet, dove ho trovato informazioni su di te, ma soprattutto sul tuo metodo di scrittura e lettura.
Sei entrato nell'Istituto per ciechi di Parigi molto giovane, dopo la perdita della vista in seguito a un incidente nella bottega di tuo padre; certamente hai sperimentato quanto fosse difficile a quei tempi vivere da non vedente. Nonostante ciò fosti un ottimo allievo e ti impegnasti successivamente come insegnante permettendo ai ragazzi di acquisire conoscenze in tutti i campi, senza trascurare la musica: tu, infatti, suonavi pianoforte e violoncello.
Devo dirti, caro Louis, che nonostante siano passati centocinquant'anni dalla tua morte, pochi conoscono in modo corretto la tua intuizione geniale che ha dato la possibilità ai ciechi di uscire dalla condizione di emarginazione che li affliggeva, non potendo leggere e scrivere. La mia ricerca ha voluto dimostrare quanto questa ricorrenza ha inciso sulla gente comune e anche su di me che, pur usando abitualmente l'alfabeto Braille, non sapevo quasi niente della tua vita. Ho anche provato ad intervistare alcune persone vedenti, chiedendo loro cosa sanno dell'alfabeto Braille, ma il più delle volte ho ricevuto risposte evasive. Ma torniamo a parlare di te: durante la permanenza all'Istituto per Ciechi di Parigi hai molto probabilmente conosciuto un ufficiale dell'artiglieria napoleonica, un certo Nicolas Marie Charles Barbier de la Serre, che aveva inventato un metodo di scrittura e lettura chiamato crittografia notturna, pensato per essere letto con il tatto al buio nelle trincee, che si sperava potesse essere esteso ai ciechi. Fu chiesto sicuramente anche a te di collaborare per la stesura di questo metodo, in quanto lavoravi in questo istituto. Nel 1850 hai presentato questo nuovo metodo che consente al non vedente di leggere rapidamente. Molti amici e colleghi di lavoro da me intervistati sono convinti che la scrittura Braille riproduca le lettere che il vedente utilizza per scrivere. La tua intuizione fondamentale, invece, sta proprio qui: nel fatto che le lettere dell'alfabeto Braille sono costituite da punti che vanno da uno a sei; non esiste lo stampatello, il corsivo, come per i vedenti, ma un codice unico, usato anche per leggere la musica e la matematica. In vita non sei stato capito, anzi i tuoi superiori in istituto ti hanno osteggiato. Il tuo metodo era talmente geniale, diciamo pure troppo per quei tempi, all'avanguardia in quanto riesce mirabilmente ad associare la semplicità del segno grafico alla complessità delle necessarie rappresentazioni. Nonostante ciò, l'Istituto dei Ciechi di Parigi, dopo la tua morte, ha bloccato la sperimentazione.
Uno dei tuoi allievi, molti anni dopo, arrivò all'Istituto di Milano con la memoria di ciò che avevi pensato del materiale per scrivere e soprattutto con la certezza della funzionalità del metodo che con tanta convinzione avevi trasmesso a questo tuo allievo e che lui aveva saputo gelosamente conservare e continuato ad applicare. Da Milano questo metodo si è diffuso in tutto il mondo ed oggi viene utilizzato anche dai ciechi d'Oriente dove i vedenti per scrivere usano ideogrammi. Altri nel mondo hanno cercato di inventare altri metodi, ma il tuo rimane il più usato, anche perché prima che sugli altri lo hai sperimentato su te stesso.

A questo punto ci potremmo chiedere se nell'era del computer questa scoperta abbia ancora valore: credo, caro Louis che il braille agevoli il lavoro del bambino, del giovane che utilizza questo strumento per studiare e per lavorare, anzi ritengo che anche oggi, direi soprattutto oggi, si debbano trovare persone geniali come te che sappiano capire i segni dei tempi e aprire ai non vedenti nuove prospettive di lavoro con i mezzi che la tecnica oggi mette a disposizione. In fondo anche le macchine basate sulla scansione ottica e conseguente lettura tramite sintesi vocale, provvedono alla digitalizzazione del testo per poterlo pronunciare. Penso che questo strumento affiancato alla tua intuizione aiuterà i ciechi a stare a passo con i tempi nuovi. Spero che, come te, i giovani opportunamente aiutati, possano apprendere lo studio di uno strumento musicale indispensabile per la loro formazione.

Non mi resta che dirti grazie, Louis Braille e se volete saperne di più: andate in internet e cercate, troverete cose molto interessanti!

Cinzia Stocchi



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